L’UCIMU, l’associazione di categoria che rappresenta i costruttori italiani di macchinari industriali, ha di recente realizzato uno studio di settore secondo il quale nel 2006 la ripresa avviata nel 2005 si consoliderà, proseguendo anche nel 2007.
Nel 2006 la produzione cresce dell’8,6% rispetto al 2005 e arriva a 4.680 milioni di euro. Questo dato è la conseguenza, da un lato, del buon andamento dell’export, e dall’altro della ripresa del mercato interno, che dopo tre anni consecutivi di calo vede un +4,8%, per un totale di 2.035 milioni di euro.
Molto sensibile (+48% rispetto al periodo gen-mag 05), per quel che riguarda l’export, è la quota di macchinari italiani che prendono la via della Cina, che si attesta quale primo mercato di destinazione estera per l’Italia.
Cresce anche l’export verso USA (+11,9%), Gran Bretagna (+47,7%) e Spagna (+4,4%). Bene anche l’export verso i Paesi emergenti quali Corea del Sud (+248,9%), Polonia (+92,7%), Russia (+62,1%), India (+35,8%) e Turchia (+4,5%). Sono stabili le vendite verso la Francia (+0,4%) e calano invece quelle verso la Germania (-6,2%).
Complessivamente si coglie un andamento positivo, che secondo gli analisti si protrarrà per tutto il 2007, e trascinerà al rialzo la produzione (aumento stimato de 5,7% sul 2006), generando un valore complessivo di quasi 5.000 milioni di euro. Sempre secondo le stime, l’export si rafforzerà del 5,5% raggiungendo i 2.790 mln di euro, ma anche il mercato locale subirà un incremento, sull’onda della ripresa dei consumi, che si confermerà anche se in modo meno sostenuto. Per l’Italia si stima quindi un +5,9% delle consegne, per un valore totale di 2.155 milioni di euro.
Da questi dati si intuisce come le nostre aziende abbiano l’opportunità di cogliere notevoli successi commerciali, dovuti certo alla qualità dei loro prodotti e all’immagine positiva che hanno saputo costruirsi nel tempo. Innegabilmente però esse devono mantenere i vantaggi competitivi anche grazie all’adozione di nuovi strumenti tecnologici che possano supportarne ulteriormente lo sviluppo, per far fronte alla concorrenza dei Paesi emergenti che verosimilmente sarà sempre più agguerrita.
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